Capire quanto GPL rimane in una bombola non è sempre immediato. Nelle classiche bombole in acciaio o alluminio il contenuto non è visibile dall’esterno e, quando vengono utilizzate per cucina, barbecue, camper o apparecchi alimentati a gas, ci si accorge spesso che stanno finendo soltanto quando la fiamma si spegne. Esistono però diversi sistemi per stimare o misurare la quantità residua senza aprire, scuotere o modificare la bombola.
Il metodo più semplice e generalmente più attendibile consiste nel pesare la bombola e sottrarre il peso a vuoto indicato sul recipiente. Sono disponibili anche indicatori di livello specifici, alcuni dei quali utilizzano gli ultrasuoni per individuare la superficie del GPL liquido. Bisogna invece fare attenzione ai manometri: la pressione interna di una bombola GPL non diminuisce in modo proporzionale alla quantità di gas rimasta e quindi, nella maggior parte dei casi, non permette di capire se la bombola è piena a metà oppure quasi piena. Per scegliere il sistema corretto bisogna prima comprendere come viene conservato il GPL nella bombola. È proprio questa caratteristica a spiegare perché alcuni metodi funzionano e altri, apparentemente intuitivi, possono essere molto imprecisi.
Come si trova il GPL all’interno della bombola
GPL significa gas di petrolio liquefatto. Nella bombola una parte del prodotto si trova allo stato liquido e una parte allo stato di vapore. Quando si apre la valvola e un apparecchio consuma gas, parte del liquido evapora e va a sostituire il vapore che viene prelevato.
Questo equilibrio continua finché nella bombola è disponibile una quantità sufficiente di GPL liquido e le condizioni di temperatura permettono una vaporizzazione adeguata.
È quindi sbagliato immaginare la bombola come un normale serbatoio pieno soltanto di gas compresso, nel quale la pressione diminuisce progressivamente insieme alla quantità contenuta. Il comportamento di un gas liquefatto è differente.
La bombola, inoltre, non viene riempita completamente di liquido. Deve rimanere uno spazio destinato alla fase vapore e all’espansione del prodotto al variare della temperatura. Il riempimento è un’operazione che deve essere effettuata secondo le procedure previste e non deve essere improvvisato dall’utilizzatore.
Il metodo più preciso per sapere quanto GPL rimane: pesare la bombola
Per una normale bombola trasportabile, la pesatura è uno dei sistemi più semplici per conoscere la quantità di GPL residua. Il principio è molto intuitivo: il peso totale che misura la bilancia è dato dal peso della bombola vuota più quello del gas che contiene.
Sul recipiente è normalmente possibile individuare la tara, cioè il peso della bombola senza il contenuto, attraverso le marcature o le indicazioni previste per quel recipiente. La posizione e il modo in cui il dato è riportato possono cambiare a seconda del tipo di bombola.
Una volta individuato il peso a vuoto, basta pesare la bombola e sottrarre la tara.
Se, per fare un semplice esempio di calcolo, una bombola pesa complessivamente 16 kg e la tara indicata è 11 kg, il contenuto residuo risulta di circa 5 kg. L’esempio serve soltanto a mostrare il calcolo: per la propria bombola bisogna utilizzare esclusivamente la tara realmente riportata sul recipiente.
Il vantaggio della pesatura è che non dipende dalla pressione del GPL e permette di ottenere direttamente una stima della massa di combustibile ancora disponibile.
Come pesare correttamente una bombola GPL
Per le bombole di dimensioni compatibili può essere utilizzata una bilancia sufficientemente robusta e con una portata adeguata. La bombola deve essere stabile e la lettura deve comprendere tutti gli elementi che normalmente fanno parte della massa considerata nella tara indicata dal recipiente.
Se possibile, la pesatura è più semplice con la bombola scollegata dall’impianto. La disconnessione deve però essere effettuata soltanto quando può essere eseguita in sicurezza e secondo le istruzioni del sistema utilizzato. Non ha senso smontare raccordi o regolatori soltanto per effettuare una misura se non si conosce la procedura corretta.
In un camper o in un impianto nel quale la bombola è difficile da rimuovere, può essere più pratico utilizzare un indicatore specifico invece di sollevarla ripetutamente.
Una volta ottenuto il peso residuo del GPL, è possibile confrontarlo con la quantità nominale di prodotto prevista per quella bombola. Se la carica nominale è di 10 kg e dalla pesatura risultano circa 2,5 kg di GPL, significa che rimane approssimativamente un quarto della quantità nominale.
Perché il manometro non indica quanto gas rimane
È uno degli equivoci più frequenti. Si collega un manometro alla bombola, si vede la lancetta in una determinata posizione e si pensa di poterla interpretare come se fosse l’indicatore del carburante di un’automobile.
Con una normale bombola di GPL non funziona così.
Finché nella bombola sono presenti contemporaneamente fase liquida e fase vapore, la pressione dipende in misura importante dalla temperatura e dalla composizione del GPL. Una bombola molto piena e una quasi esaurita possono quindi mostrare pressioni simili se si trovano alla stessa temperatura.
La pressione può invece cambiare sensibilmente durante la giornata semplicemente perché la bombola si scalda o si raffredda, anche senza che sia stata consumata una quantità significativa di GPL.
Per questo un normale manometro di pressione non deve essere utilizzato come indicatore proporzionale del contenuto. Può avere altre funzioni nel sistema, ma non permette normalmente di affermare che la bombola sia, per esempio, al 70%, al 40% o al 20%.
Perché la pressione può sembrare normale fino a quando il GPL è quasi finito
Il fenomeno diventa più chiaro pensando a ciò che avviene all’interno. Quando viene prelevato GPL in fase vapore, una parte del liquido evapora. In questo modo si ristabilisce l’equilibrio tra liquido e vapore e la pressione non cala semplicemente in proporzione ai chilogrammi rimasti.
Soltanto quando la fase liquida è praticamente esaurita il comportamento cambia e la pressione comincia a dipendere maggiormente dalla quantità di vapore residuo.
A quel punto, però, non si sta più ottenendo un’indicazione utile per programmare la sostituzione della bombola. Si è già praticamente alla fine.
Questo spiega perché utilizzare la pressione per controllare il consumo possa creare una falsa sensazione di sicurezza. La lancetta può apparire ancora in una zona apparentemente normale poco prima che il combustibile disponibile diventi insufficiente.
Indicatore di livello per bombole GPL
Chi utilizza frequentemente una bombola può evitare di pesarla ogni volta installando o utilizzando un indicatore di livello per bombola compatibile. Esistono tecnologie differenti e non tutti i dispositivi venduti come “indicatori gas” misurano realmente la quantità di GPL presente.
Tra i sistemi più interessanti ci sono gli indicatori a ultrasuoni. Alcuni modelli vengono appoggiati lateralmente alla bombola e permettono di verificare se, all’altezza in cui viene effettuata la misura, dietro la parete metallica è presente GPL liquido. Spostando progressivamente il sensore lungo il recipiente è possibile individuare approssimativamente il livello al quale termina la fase liquida.
Altri dispositivi a ultrasuoni vengono installati sotto la bombola e possono elaborare direttamente una stima del livello, visualizzandola anche in percentuale o in chilogrammi attraverso un display o un’applicazione.
Prima dell’acquisto bisogna verificare attentamente la compatibilità. Determinati sensori funzionano con bombole in acciaio o alluminio entro specifici intervalli dimensionali, ma possono non essere adatti a recipienti in materiale composito, bombole di forma particolare, serbatoi fissi o alcuni tipi di bombole ricaricabili.
La dicitura “indicatore universale” non deve quindi essere interpretata letteralmente. Materiale, diametro, forma della bombola e tecnologia del sensore contano.
Come funziona un indicatore a ultrasuoni
Il principio è abbastanza semplice. Il dispositivo invia un segnale ultrasonoro attraverso la parete della bombola e analizza il modo in cui il segnale si propaga e viene riflesso.
Quando dietro il punto di misura è presente GPL liquido, il comportamento del segnale è diverso rispetto a quando dietro la parete si trova soltanto la fase gassosa.
Nei rilevatori manuali si appoggia il sensore in diversi punti della parete esterna. Un’indicazione segnala la presenza di liquido, mentre un’altra indica che il sensore si trova sopra il livello della fase liquida. Ripetendo la misura dal basso verso l’alto si può individuare la zona di passaggio.
La precisione dipende dall’apparecchio e dalle condizioni di utilizzo. La superficie deve essere nelle condizioni previste dal produttore e il sensore deve essere posizionato correttamente. Vernici molto irregolari, sporco o forme particolari possono interferire con alcuni dispositivi.
Quando serve conoscere semplicemente se la bombola è ancora abbondantemente piena oppure vicina alla sostituzione, un buon sistema a ultrasuoni può essere molto pratico.
Indicatori installati sotto la bombola
Esistono sensori progettati per rimanere sotto la bombola e monitorare continuamente il contenuto. Alcuni utilizzano gli ultrasuoni, altri si basano sulla misura del peso tramite celle di carico.
I sistemi basati sul peso applicano sostanzialmente in maniera automatica lo stesso principio della bilancia. Conoscendo il peso della bombola e la sua configurazione, possono stimare la quantità di GPL residua senza doverla sollevare manualmente.
Sono particolarmente interessanti per camper, caravan e altri utilizzi nei quali controllare frequentemente due bombole sistemate all’interno di un vano può risultare scomodo.
Alcuni prodotti permettono anche di consultare il livello tramite smartphone e di ricevere indicazioni quando il contenuto sta diminuendo. L’utilità è soprattutto pratica: non cambia il funzionamento della bombola, ma permette di programmare meglio la sostituzione.
Gli indicatori magnetici funzionano?
In commercio si trovano anche strisce o indicatori magnetici da applicare alla parete della bombola. In genere sfruttano differenze di temperatura sulla superficie per cercare di evidenziare la zona occupata dal GPL liquido.
Possono fornire un’indicazione in determinate condizioni, soprattutto quando la bombola è in uso e il processo di evaporazione crea una differenza termica rilevabile. Non devono però essere considerati equivalenti a una pesatura o a un sistema elettronico progettato per una misura più precisa.
La temperatura ambiente, il consumo istantaneo, l’esposizione al sole e lo stato della superficie possono influenzare il risultato.
Per chi vuole semplicemente un avviso approssimativo possono essere utili, ma se è importante conoscere quanti chilogrammi di GPL rimangono, la bilancia continua a fornire un’informazione più diretta.
Il metodo della temperatura della bombola
Durante il consumo il GPL liquido deve assorbire calore per passare allo stato di vapore. Per questo, in determinate condizioni, la parte della bombola contenente il liquido può risultare termicamente differente rispetto alla zona superiore occupata dal vapore.
A volte questa differenza diventa addirittura visibile attraverso condensa o brina. Il confine può approssimativamente coincidere con il livello della fase liquida.
Non è però un metodo sul quale fare affidamento per sapere con precisione quanto GPL rimane. La temperatura esterna, la velocità con cui viene consumato il gas, l’umidità atmosferica e il tipo di bombola modificano molto il fenomeno.
La presenza di brina, inoltre, non deve essere provocata artificialmente raffreddando o riscaldando il recipiente. La bombola deve essere utilizzata esclusivamente nelle condizioni previste e non bisogna sottoporla a fonti di calore nel tentativo di controllarne il contenuto.
È possibile capire il livello scuotendo la bombola?
Sollevare una piccola bombola permette naturalmente di percepire una differenza di peso tra un recipiente quasi pieno e uno quasi vuoto. Alcune persone provano anche a muoverla per sentire il liquido all’interno.
È un sistema molto impreciso. Non permette di sapere se rimangono due, quattro o sei chilogrammi e richiede inoltre di movimentare un recipiente che potrebbe essere pesante e collegato a un impianto.
Se la bombola può essere scollegata e movimentata secondo le istruzioni, tanto vale pesarla. Il risultato sarà molto più utile.
La bombola non deve essere rovesciata nel tentativo di portare il liquido verso la valvola. I normali impianti domestici alimentati da bombole sono progettati per prelevare GPL in fase vapore e il recipiente deve essere mantenuto nella posizione prevista.
Perché il consumo non è sempre uguale
Un altro sistema utilizzato per capire quando una bombola finirà consiste nel calcolare quanti giorni dura normalmente. Può essere utile per programmare una sostituzione, ma non è un vero indicatore di livello.
Il consumo varia con l’utilizzo. Una bombola impiegata soltanto per cucinare può durare molto più a lungo di una utilizzata anche per produrre acqua calda o alimentare un apparecchio di riscaldamento.
Anche due settimane apparentemente simili possono produrre consumi differenti. Basta utilizzare più a lungo il forno, aumentare il numero di persone in casa o cambiare le abitudini di utilizzo.
Il consumo storico può quindi essere utilizzato insieme alla pesatura. Se si sa quanto GPL rimane e quanto viene consumato mediamente, è possibile farsi un’idea più realistica dell’autonomia residua.
Come stimare l’autonomia partendo dai chilogrammi residui
Una volta conosciuta la massa di GPL presente, l’autonomia può essere stimata se si conosce il consumo dell’apparecchio.
I produttori possono indicare il consumo massimo in massa per determinati apparecchi, ma il consumo reale dipende dalla potenza utilizzata e dal tempo di funzionamento. Un fornello che viene acceso per pochi minuti non consuma come un apparecchio che lavora continuamente alla massima potenza.
La stima diventa particolarmente utile in campeggio o nel camper. Pesando la bombola all’inizio e nuovamente dopo alcuni giorni di utilizzo normale, è possibile calcolare approssimativamente quanti chilogrammi vengono consumati ogni giorno nelle proprie condizioni reali.
È spesso un dato più utile di una generica previsione riportata online, perché tiene conto delle proprie abitudini.
Perché in inverno una bombola può sembrare vuota anche se contiene GPL
La presenza di GPL liquido non garantisce che la bombola riesca sempre a fornire la portata richiesta dall’apparecchio. Per diventare vapore, il liquido deve assorbire calore dall’ambiente attraverso le pareti del recipiente.
Quando la temperatura esterna è bassa e il consumo è elevato, la capacità di vaporizzazione può diventare insufficiente. La pressione disponibile può diminuire e un apparecchio può funzionare male anche se nella bombola rimane ancora combustibile.
Questo aspetto dipende anche dalla composizione del GPL. Propano e butano presentano caratteristiche di vaporizzazione e pressione di vapore differenti, particolarmente importanti alle basse temperature.
Prima di concludere che una bombola sia completamente vuota perché un apparecchio non si accende in condizioni molto fredde, una verifica tramite peso permette quindi di capire se contiene ancora GPL.
Non bisogna però tentare di risolvere un problema di vaporizzazione riscaldando la bombola con fiamme, stufe, phon o altri sistemi improvvisati. Se un impianto non riesce a fornire la portata necessaria nelle condizioni di utilizzo previste, serve una valutazione tecnica della configurazione.
Cosa significa se si forma ghiaccio sulla bombola
Durante un prelievo importante può succedere che la superficie esterna si raffreddi sensibilmente. L’umidità dell’aria può condensare e, in determinate condizioni, formare brina.
La zona fredda può indicare approssimativamente dove si trova il liquido, ma una forte formazione di ghiaccio può anche segnalare che la richiesta di gas è elevata rispetto alla capacità della bombola di assorbire calore dall’ambiente.
Non bisogna rimuovere la brina utilizzando acqua bollente o fonti di calore. Se il fenomeno è importante e l’apparecchio perde potenza, conviene verificare che bombola, regolatore e installazione siano dimensionati correttamente per l’utilizzo richiesto.
Una bombola che sembra vuota è davvero priva di gas?
No. È un punto di sicurezza importante. Una bombola dalla quale non si riesce più ad alimentare normalmente l’apparecchio non deve essere considerata priva di qualsiasi traccia di GPL.
All’interno possono rimanere vapori infiammabili. Per questo una bombola apparentemente vuota non deve essere tagliata, forata, saldata, bruciata o utilizzata per altri scopi.
Le bombole che non vengono più utilizzate devono essere gestite attraverso i canali previsti dal fornitore o dal rivenditore.
La stessa attenzione vale quando si utilizza una bilancia e il peso appare vicino alla tara. La misurazione serve a capire che il prodotto utilizzabile è praticamente terminato, non a certificare che il recipiente sia sicuro da aprire o modificare.
Come evitare di rimanere improvvisamente senza GPL
Se la bombola viene utilizzata regolarmente, il sistema più semplice consiste nel creare un riferimento. Pesala quando viene installata e annota la massa complessiva. Ripeti il controllo dopo un determinato periodo di utilizzo.
Dopo alcune misurazioni sarà facile capire quanto rapidamente viene consumato il GPL nelle proprie condizioni.
Se l’utilizzo è particolarmente importante, per esempio in un camper durante l’inverno o in un’abitazione nella quale la bombola alimenta apparecchi essenziali, può essere conveniente utilizzare due bombole con un sistema di commutazione progettato per questo scopo. In questo modo una bombola costituisce la riserva quando l’altra termina.
Un indicatore elettronico può rendere il controllo ancora più semplice, soprattutto se la bombola è installata in un vano poco accessibile.
Cosa fare se si sente odore di GPL
Il controllo del livello non deve essere confuso con la ricerca di una perdita. Se si avverte odore di gas, non bisogna continuare a utilizzare l’impianto soltanto perché l’indicatore mostra ancora una certa quantità di GPL.
Quando è possibile farlo in sicurezza, bisogna chiudere l’erogazione della bombola, ventilare bene il locale e far controllare l’impianto da personale qualificato. Il GPL è più pesante dell’aria e può accumularsi nelle zone basse.
Non utilizzare fiamme per cercare una perdita e non creare possibili fonti di innesco azionando inutilmente apparecchi o interruttori elettrici nella zona interessata.
Anche raccordi, tubi flessibili e regolatori devono essere componenti adatti all’impiego e mantenuti secondo le indicazioni previste. Sapere quanto gas rimane è utile, ma la sicurezza dell’impianto viene prima del monitoraggio del consumo.
Qual è il sistema migliore per capire quanto GPL rimane
Per una bombola utilizzata occasionalmente, pesare il recipiente è generalmente il metodo più semplice. Individuata correttamente la tara, la differenza tra peso totale e peso a vuoto fornisce direttamente la quantità approssimativa di GPL presente.
Per chi utilizza le bombole con maggiore frequenza, un indicatore di livello a ultrasuoni o un sistema di pesatura permanente può rendere il controllo molto più comodo. È però fondamentale verificare che il dispositivo sia compatibile con il materiale, la forma e le dimensioni della propria bombola.
Il manometro di pressione, invece, non deve essere interpretato come un indicatore proporzionale di riempimento. Finché è presente GPL liquido, la pressione è influenzata soprattutto dalla temperatura e dalla composizione del prodotto e può rimanere relativamente simile mentre la quantità residua cambia notevolmente.
Il passo più pratico è quindi leggere le marcature della propria bombola, individuare la tara e fare una prima pesatura. Da quel momento si dispone di un dato concreto con cui confrontare eventuali indicatori e monitorare i consumi. Se il controllo deve essere frequente, allora ha senso valutare un sensore di livello compatibile invece di aspettare che la fiamma si spenga per scoprire che il GPL è finito.
