Pulire una stufa al quarzo inizia sempre da un’operazione preliminare che sembra banale ma che è il fondamento di ogni intervento in sicurezza: staccare la spina e lasciar raffreddare completamente le resistenze. I tubi di quarzo trattengono il calore per alcuni minuti dopo l’arresto e toccarli ancora tiepidi potrebbe incrinarli in modo irreversibile oppure lasciare microfratture destinate a cedere alla successiva accensione. Solo quando il vetro risulta freddo al tatto, e la griglia frontale non emana più alcun tepore, si passa all’esame visivo della stufa posta su un tavolo stabile, illuminato e protetto da un panno per evitare graffi accidentali.
Smontare la griglia in modo da raggiungere il cuore radiante della stufa
Le piccole viti che sorreggono la griglia frontale sono di solito posizionate lungo il perimetro e possono essere nascose dietro tappi di plastica o asole scorrevoli. Individuarle richiede un cacciavite a croce di sezione adeguata per non spanare l’intaglio. Rimuovere la griglia significa accedere a un’area dove si accumulano lanugine, polvere sospesa e talvolta residui carbonizzati di insetti attratti dal calore. Il pannello, una volta svitato, va appoggiato in verticale per evitare che la polvere cada sulla superficie interna riflettente in alluminio, più delicata e facile da graffiare. A questo punto il cuore radiante, costituito dai tubi in quarzo e dallo specchio posteriore, è esposto e pronto per il trattamento.
Eliminare la polvere grossolana con aria soffiata e aspirazione controllata
Per non depositare residui all’interno del quarzo, la prima azione è soffiatura delicata con una bomboletta di aria compressa tenuta a trenta centimetri di distanza, affinché il getto non spinga particelle abrasive contro il vetro. L’aria smuove la polvere accumulata che immediatamente viene aspirata con bocchetta stretta di un aspirapolvere portatile, mantenendo una distanza di sicurezza di qualche centimetro. Questa operazione evita che un eccesso di detriti, seccato dal calore delle resistenze, produca odori di bruciato alla riaccensione. Sulle superfici in alluminio riflettente si procede sempre dall’alto verso il basso per seguire la direzione naturale della caduta delle particelle.
Ripulire i tubi di quarzo con panno antistatico leggermente inumidito
La seconda fase richiede un panno in microfibra antistatico appena velato di alcool isopropilico. L’alcool evapora in pochi istanti, non lascia residui e asporta le pellicole grasse provocate dal contatto involontario delle dita o da vapori di cucina. Una carezza uniforme, senza premere, lungo tutto l’asse del tubo è sufficiente; movimenti circolari o sfregamenti ripetuti sarebbero controproducenti perché concentrano lo sforzo in un punto e rischiano di creare micro rigature. La stessa attenzione vale per lo specchio riflettente: qui il panno va passato in linee diritte, evitando di raggiungere il bordo vivo dove potrebbero sporgere microbave di lamiera. Dopo qualche istante il film alcolico scompare, lasciando le superfici neutre e libere da aloni.
Trattare la griglia frontale per ripristinare la corretta diffusione del calore
La griglia, rimossa in precedenza, accumula detriti che possono annerirsi con il tempo e ridurre la convezione d’aria. Una immersione di pochi minuti in acqua calda con sapone neutro scioglie il grasso leggero; le macchie più ostinate cedono se si passa con uno spazzolino a setole morbide lungo le aste metalliche seguendo la loro lunghezza. Risciacquare con acqua corrente tiepida impedisce la formazione di incrostazioni calcaree che, una volta secche, ostacolerebbero l’irradiazione. L’asciugatura deve avvenire in verticale, così l’acqua residua defluisce e non resta intrappolata nelle giunzioni. Solo quando il metallo è asciutto si potrà rimontare la griglia, stringendo le viti fino a battuta senza forzare.
Ispezionare i componenti elettrici per prevenire ossidazioni e corto circuiti
Con il vano ancora aperto vale la pena controllare lo stato dei morsetti di alimentazione che collegano i tubi di quarzo al circuito. Un contatto lasco esibisce spesso segni di brunitura o un odore lieve di isolante cotto. Se il capicorda appare opaco o leggermente ossidato, un cotton fioc inumidito con un liquido specifico per contatti elettrici restituisce conducibilità senza rimuovere la cromatura protettiva. In presenza di danni evidenti, come isolante screpolato o cavetti irrigiditi, è opportuno fermarsi e far valutare la sostituzione da un tecnico, perché il calore concentrato della stufa amplifica il rischio di arco elettrico.
Rimontare l’insieme e verificare l’uniformità della radiazione
Una volta rimessi in sede griglia e pannello, la stufa va collegata alla rete elettrica ma lasciata accesa in ambiente ventilato, priva di ostacoli frontali, per circa cinque minuti. Questa accensione di prova permette di monitorare che i tubi di quarzo si illuminino in modo uniforme da un’estremità all’altra, segno che lo sporco residuo è minimo e che non vi sono zone di surriscaldamento localizzato. Se si percepisce odore di bruciato per più di qualche secondo o se appaiono differenze di luminosità tra le resistenze, significa che permangono residui o contatti difettosi; in tal caso si spegne immediatamente e si ripete la fase di pulizia mirata sulle aree sospette.
Stabilire un calendario di manutenzione per preservare rendimento ed efficienza
La pulizia approfondita non dovrebbe essere un evento isolato. In un’abitazione in cui la stufa al quarzo lavora quotidianamente per tre o quattro mesi l’anno, un intervento di manutenzione completa all’inizio e uno a metà stagione mantengono alte le prestazioni e abbattono i consumi. Durante il periodo di inutilizzo è consigliabile riporre l’apparecchio avvolto in una busta antipolvere traspirante, evitando gli sbalzi di umidità che potrebbero corrodere i contatti elettrici. Alla riaccensione autunnale è sufficiente un’ispezione visiva e un passaggio di panno antistatico per ritrovare la stufa nella condizione ideale.
